mercoledì 1 dicembre 2010

Un fiocco rosso da legarsi al dito.


Ormai non se ne parla quasi più e la sua commemorazione ha la fiacchezza di un evento dall'eco distante eppure vale ancora la pena ricordare in questo 1° dicembre che di AIDS ci si ammala, più che negli ultimi anni, che è una malattia la cui cura ancora non è stata trovata (e forse non la si vorrà mai trovare per motivi economici, con buona pace delle teorie del complotto) e che sebbene le aspettative di vita siano migliori e più lunghe rispetto a 15 anni fa non è facile conviverci.
Vale ancora la pena di ricordare che i più colpiti sono i giovani, ignoranti in campo di sesso, che vivono in uno stato come il nostro ancora più colpevolmente ignorante in fatto di prevenzione. E più in là del nostro ombelico, ricordiamoci anche che in Africa ed Estremo Oriente l'AIDS è una piaga endemica che non fa che martoriare aree già fin troppo flagellate da ogni sorta di sciagura.
Il potere di rimozione della nostra coscienza collettiva ci ha illuso che l'AIDS fosse diventata ormai una malattia cronicizzabile al pari del diabete ma non è così perché anche nella nostre splendide "ipad society" c'è ancora chi di AIDS muore perché è un virus subdolo, multiforme e mutevole e perché a volte la cura è tanto nociva quanto il male che cerca di sconfiggere. Per questo ricordiamoci ancora che esiste un solo modo per contrastarlo: il preservativo. Fare sesso senza è un atto irresponsabile verso di noi ma soprattutto nei confronti degli altri.
In fondo, cosa costa? Basta una pellicola spessa appena una frazione di millimetro può tenere il virus miliardi di chilomentri alla larga.

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