lunedì 20 luglio 2009

Villa del tellaro


Fra il IV e il V secolo la Sicilia subisce un rilancio strategico che ne fa l'avamposto per la penetrazione di Roma nel Nord Africa e nel Mediterraneo, e un rinnovamento economico promosso dalla funzione di fonte alternativa di derrate alimentari. Inoltre, dopo la riforma amministrativa di Diocleziano del 297 d.C., volta a decentrare l'amministrazione statale, il vicariato (il governo cioè di una diocesi amministrativa incorporante più province) diveniva una carica ambita per la nobiltà romana, e le proprietà fondiarie "in loco" un incentivo per monopolizzare le cariche del governo provinciale. Così la Sicilia cominciò ad essere frequentata dalla nobiltà romana di alto lignaggio (sia per ragioni pubbliche che private) che, per gestire meglio i loro interessi, cominciarono a costruire grandiosi complessi residenziali sui loro latifondi. Si trattava di impianti sontuosi, come la Villa di Piazza Armerina, lussuose oasi per le tappe ispettive in proprietà africane, o dimore stabili per una classe ricca e avida di potere, sempre più radicata nei luoghi da amministrare.

La Villa Romana del Tellaro, a Ovest di Eloro, presso il fiume Tellaro, è tra questi edifici: dimora regale, dotata di mosaici simili a quelli più noti di Piazza Armerina, tra cui medaglioni musivi a corone d'alloro nel peristilio, un quadro ispirato all'Iliade, scene di caccia, e molto altro ancora. Per gli esperti i pavimenti musivi sono i più belli e artistici d'Italia e sono divisi in vari registri musivi, che rappresentano scene di caccia, il riscatto del corpo di Ettore ed altri temi. La datazione della Villa è legata al rinvenimento di monete di Imperatori Romani del IV sec. d.C. La Villa probabilmente aveva una superficie di circa cinque mila metri quadrati. Fu distrutta da un incendio, com'è stato possibile arguire dall'esame delle assise di base del fabbricato ottocentesco.


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